Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).







 


 


 




 


 


 



venerdì 19 agosto 2011

Ma perché a Tremonti dà fastidio tassare i veri ricchi?

Ma perché a Tremonti dà fastidio tassare i veri ricchi?
Jacopo Barigazzi
19 agosto 2011

Siamo al paradosso: veri ricchi chiedono di essere tassati di più ma si sentono rispondere di no. Negli Usa il governo sarebbe a favore ma il Parlamento a maggioranza repubblicana frena e l'opinione pubblica è fredda. Da noi sono invece il governo e Tremonti, che di lavoro faceva proprio il fiscalista dei miliardari, a non voler tassare i patrimoni e a non voler così cambiare il patto sociale fra ricchi e poveri che, assieme al patto fra Nord-Sud e a quello fra giovani e anziani, devono essere modificati per ragioni di equità e di crescita. 
Diversi miliardari chiedono di pagare più tasse ma i governi rispondono: “no grazie, preferiamo prendere i soldi dai più poveri”. Non è una scena di una commedia sul mondo al contrario, non stiamo assistendo ad una rappresentazione di Tupsy-Turvy della coppia Gilbert e Sullivan. Sì forse il mondo ormai non ha più capacità di produrre senso ma normalmente se uno vuol darti dei soldi puliti, visto che ne ha da sbattere via, e un altro non vuole invece sborsare, perché non ha un soldo per far ballare una scimmia, ci si rivolgerebbe al primo e non al secondo. Tanto più davanti ad una crisi che si fa sempre più acuta con il fantasma del ritorno della recessione e al termine di un ventennio dove gli squilibri fra abbienti e non abbienti si sono dilatati in maniera impressionante. Insomma siamo in una situazione al limite del paradossale e val la pena cercare di capire perché. 
Prima di tutto ci sono alcune differenze, spesso abissali fra il contesto di un Warren Buffett che chiede a Obama di pagare più tasse, visto anche che ne paga meno della sua segretaria, e quello di Giuseppe Scassellati Sforzolini, l’avvocato e socio de Linkiesta, che una settimana fa chiedeva in una lettera di poter contribuire di più alle casse dello Stato (“Io, ricco, voglio pagare la patrimoniale una tantum“). E non si tratta solo di un problema di aliquota con Buffett che viene tassato al 15%  mentre il carico fiscale da noi giunge, con questa manovra, al record del 53%. Obama i veri ricchi li vorrebbe tassare di più ma ha contro un Congresso a maggioranza repubblicana dove gli estremisti del Tea Party rendono impervia la via di accordi al centro. E dove comunque l'opinione pubblica, per ragioni storico-culturali, nei sondaggi si dice sempre contraria, nella stragrande maggioranza, a qualsiasi idea di redistribuzione delle ricchezze.
In Italia invece un’esigenza redistributiva sarebbe anche condivisa dall’opinione pubblica, e molto probabilmente anche da larghi settori del Parlamento. Non solo sarebbe giusto, ma funzionerebbe anche. Il nostro sistema fiscale, così sbilanciato sui redditi anziché gravare sui patrimoni, è uno dei fattori che limita la nostra competitività. Ma da noi, a differenza che a Capitol Hill, è proprio il governo a non volerne sentire parlare e a volere invece tassare sempre e solo il lavoro, facendo poco contro l’evasione e lasciando intatti i patrimoni. Anche se, dati Bankitalia, alla fine del 2008 la ricchezza netta era pari a 7,8 volte il reddito disponibile lordo della famiglie italiane, rapporto in linea con quello della Francia (7,5) e del Regno Unito (7,7), lievemente superiore a quello del Giappone (7), e di molto superiore a quello del Canada (5,4) e degli Stati Uniti (4,8). Non solo ma questa ricchezza è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi 16 anni come si vede dal grafico qui sotto (tratto sempre dai dati 2009 sulla ricchezza delle famiglia italiane di via Nazionale). 



Viene quindi da chiedersi il perché di tanta ritrosia a far pagare le tasse ai grandi patrimoni e agli evasori. A parole l’impostazione economica del governo prima della crisi era l’opposto. Ad esempio Marco Fortis, uno degli economisti più amati da Giulio Tremonti, scriveva ancora lo scorso dicembre che «se anche volesse, la Grecia oggi non potrebbe nemmeno introdurre un’imposta patrimoniale per risanare i propri conti statali perché il patrimonio dei greci si è semplicemente dissolto e non c'è più nulla da tassare ma solo spesa pubblica da tagliare. L’Italia ha invece il più alto rapporto tra ricchezza finanziaria netta delle famiglie e Pil in Europa, di gran lunga davanti a Francia e Germania. Ma molti (anche in Italia) lo ignorano». E anche l’inquilino di via XX Settembre insisteva sulla vastità del patrimonio italiano. Il mantra del ministro era infatti sempre stato lo stesso, ripetuto con la stessa ossessività con cui usava la metafora del videogioco per la crisi: nel nostro paese, diceva in continuazione, lo stock di «ricchezza privata nazionale è otto volte il debito pubblico e la ricchezza finanziaria due volte. L’Italia ha le fondamenta per finanziarsi, altri paesi no». Un disco rotto, una frase che era diventata un tormentone, potevi scriverla prima ancora che parlasse perché era matematica che, prima o poi, l'avrebbe detta.  
Così come, restando in tema di ripetizione, è da quando un cittadino italiano nasce che inizia a notare che bisogna  cercare le tasse nel Paese reale dei mega yacht intestati a nullatenenti o dei giganteschi Suv parcheggiati sui marciapiedi e da cui scendono improbabili poveri. «Possibile - chiedeva il Corriere in un articolo dell'estate scorsa - che ci siano 94mila yacht sopra i dieci metri ma solo 75.689 contribuenti su 41 milioni (uno su 542) con imponibili sopra i 200mila euro? E possibile che di questi l’81,6% sia dipendente o pensionato?». Certo che è possibile, l'evasione fiscale è come la mafia, un problema di volontà politica, che a Tremonti evidentemente manca, forse per formazione professionale essendo sempre stato il fiscalista dei grandi patrimoni, forse per miopia, forse perché il governo è troppo debole per inimicarsi i ceti a cui si è fin qui appoggiato. L'Agenzia delle entrate sotto la sua regia si è concentrata nel far pagare le imposte dovute più che a fare emergere il sommerso. La rivolta di Bossi a Pontida contro Equitalia («c'è gente che non poteva pagare ed Equitalia gli ha portato via la casa e la macchina.») era dovuto a quello. E la manovra del governo va proprio nella stessa direzione. Spremere chi già paga anziché andare a cercare chi, seguendo l'antico oracolo greco, vive nascosto.  
Solo che con le tasse si modella la società, si premia e si punisce, da qui passa il fulcro del rapporto fra cittadino e Stato che si è costruito sin dagli albori della nostra storia. La geometria di Euclide fu rivoluzionaria per i faraoni egizi perché potevano così finalmente misurare i campi e stabilire quanto fosse loro dovuto. Nella storia una tassazione ritenuta ingiusta è stata alle base di un numero infinito di rivolte poi scoppiate per il proiettile o la parola sbagliata, dalle sollevazioni ebraiche contro l'Impero Romano alla Poll tax inglese di fine anni '90.
In un Paese che cade a pezzi dopo vent’anni di crescita anemica, i nodi sono venuti al pettine e ci sono diverse parti del patto sociale che andrebbero riscritte. Il patto fra ricchi e poveri, ma anche quello fra Nord e Sud e quello fra giovani e anziani. Spesso queste categorie sono coincidenti ma non sempre. Con le tasse si allentano o si rafforzano questi patti. Solo che da questa manovra l’unico ad uscire rafforzato è quello con i grandi patrimoni e con le ricchezze nascoste. Mentre la ridefinizione degli altri patti viene lasciata ad un futuro eventuale, in quella che è oramai diventata una bieca amministrazione  del presente.




IL PRESIDENTE DELLA CEI INTERVISTATO SULLA MANOVRA ECONOMICA

I Vescovi condannano l'evasione fiscale

«In Italia cifre impressionanti»

Il cardinale Bagnasco: «Appello alla coscienza di ciascuno perchè questo dovere sia assolto da tutti»

19 Agosto 2011


Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Ansa)
MILANO - Lotta all'evasione fiscale, niente tagli a famiglia e missioni all'estero. Sono le priorità su cui fondare la ripresa del Paese, secondo il cardinale Angelo Bagnasco intervistato a Madrid dalla trasmissione Radio Anch'io
EVASIONE FISCALE «IMPRESSIONANTE» - Interpellato sul decreto anti-crisi varato in Consiglio dei ministri lo scorso 12 agosto, il presidente della Conferenza episcopale italiana si è lasciato andare a un commento sul problema dell'evasione fiscale nel Paese. «Sono cifre impressionanti», ha detto, ricordando il dovere di tutti a contribuire attraverso le tasse alla vita pubblica e sociale. «La chiesa e i pastori, - ha aggiunto - non devono porsi dentro le questioni tecniche, ma rimanere a quel livello di richiamo spirituale ed etico che fa parte della nostra missione, e far appello alla coscienza di ciascuno perchè anche questo dovere possa essere assolto da tutti, non senza però rivedere gli stili di vita».
FAMIGLIA «GANGLIO VITALE» - Il porporato ha premesso che la crisi coinvolge tutto il mondo: «Anche Paesi che sono stati i primi della classe si trovano in seria difficoltà». Un «punto centrale» nella manovra, ha detto, deve essere la famiglia: «se non sono al centro della politica generale, la persona e la famiglia grembo naturale della vita, la società non avanza. In Italia lo abbiamo visto in modo particolare perchè anche dentro la grande crisi la famiglia si rivela ganglio vitale, cellula fondamentale. In Italia questo è sempre stato, grazie e a Dio e grazie alla nostra storia: non perdiamo - ha chiesto Bagnasco - questo punto fermo».
MISSIONI ITALIANE ALL'ESTERO - Sulle missioni italiane all'estero, il cardinale Bagnasco ha osservato che il problema dei «costi», pur importante, non può essere l'unica prospettiva, quando i diritti umani sono violati: «Prima di fare i conti dobbiamo chiederci - ha ammonito - quale approccio utilizzare rispetto alle situazioni drammatiche di altre parti del mondo».


Genova: la GdF di Chiavari lotta all’evasione fiscale, controlli in tutti gli esercizi commerciali
scritto da tiziana alle 9:30



Nel ponte di ferragosto elevate nr. 64 mancate emissioni di scontrini fiscali.

Nel periodo di massima affluenza turistica nel Tigullio, la Compagnia della Guardia di Finanza di Chiavari, nell’ambito del potenziamento alla lotta all’evasione fiscale, con l’ausilio del personale dipendente delle Brigate di Rapallo e Riva Trigoso, ha effettuato un intervento a massa finalizzato a verificare il regolare rilascio dello scontrino e della ricevuta fiscale, nonché per la repressione del fenomeno del lavoro nero e/o irregolare.
 
 Un primo intervento delle Fiamme Gialle, con l’impiego di una ventina di militari, è stato effettuato in una discoteca del Tigullio, nell’orario in cui vi era la massima affluenza di persone.
I finanzieri, in abiti borghesi e mescolati nella folla, hanno a lungo osservato i movimenti di buttafuori, baristi, camerieri e altro personale intento a svolgere il proprio incarico.
Quindi i lavoratori sono stati identificati dai militari mediante la compilazione di appositi processi verbali (c.d. “interviste”) per la successiva verifica degli adempimenti sulla corretta posizione ai fini contributivi e assistenziali.
I militari operanti, grazie anche all’effetto sorpresa, hanno individuato numerosi clienti ai quali non era stato rilasciato il previsto scontrino fiscale, nonostante avessero già effettuato il pagamento sia per il parcheggio della propria autovettura nell’area di sosta adiacente il locale e sia per la consumazione di vari cocktail al bar e/o il ritiro di effetti personali al reparto guardaroba sito all’interno dello stesso.
Ai soci della discoteca è stata, quindi, contestata la mancata emissione di nr. 26 scontrini e/o ricevute fiscali non avendo provveduto a rilasciare ai clienti il previsto documento fiscale.
Sempre nel corso dell’accesso, i Finanzieri hanno anche sanzionato la mancata esposizione dei prezzi di vendita di generi di monopolio di tabacchi in violazione della normativa vigente.
Nei giorni successivi, è stato eseguito analogo intervento, con le stesse modalità operative, nei confronti di uno stabilimento balneare in occasione dell’organizzazione di una serata disco in spiaggia.
I militari delle Fiamme Gialle, anche in questo caso mischiati in abiti borghesi tra i clienti del locale, hanno potuto notare che il personale presente alla cassa riscuoteva anticipatamente il denaro delle consumazioni senza emettere scontrini fiscali, ma rilasciando delle drink card prive di alcun valore fiscale.
All’atto dell’intervento, sempre contando sull’effetto sorpresa, sono stati redatti nr. 21 verbali per la mancata emissione di scontrini fiscali nei confronti di clienti che avevano pagato le consumazioni di vari cocktail al bar.
I soci del locale, preposti alla cassa, solo successivamente all’intervento dei militari hanno iniziato ad emettere i prescritti documenti fiscali, registrando a fine serata un incasso nell’ordine di alcune migliaia di euro.
Inoltre è stato identificato il personale intento ad effettuare prestazioni lavorative di barista, cameriere e DJ, per la successiva verifica della regolare assunzione e della corretta posizione ai fini contributivi e assistenziali.
Altra intensa attività della Guardia di Finanza di Chiavari e delle Brigate dipendenti è stata effettuata nello scorso week-end di ferragosto, durante il quale sono stati eseguiti numerosi controlli nei confronti di esercizi commerciali, prevalentemente stagionali, finalizzati a verificare il corretto rilascio del documento fiscale.
Al termine di quest’ultima attività sono stati redatti ulteriori nr. 17 mancate emissioni di scontrini e ricevute fiscali.

http://www.italiah24.it/regioni/nord/liguria/genova/notizie-genova/49094/genova-la-gdf-di-chiavari-lotta-all%e2%80%99evasione-fiscale-controlli-in-tutti-gli-esercizi-commerciali.html#ixzz1VUOQZQk0

controlli di ferragosto, oltre il 76% dei commercianti dimentica lo scontrino



EVASIONE FISCALE: VDA, GDF RECUPERA 400.000 EURO IRPEF Un immobile a Loano (Savona) del valore di 335 mila euro e circa 64 mila euro in contanti. E' quanto la tenenza della Guardia di finanza del Gran San Bernardo, su ordinanza del gip di Aosta Maurizio D'Abrusco, ha sequestrato preventivamente ieri a un imprenditore caseario residente nei dintorni del capoluogo regionale. "Si tratta, ed è la prima volta che accade in Valle d'Aosta, del recupero totale dell'imposta evasa con il sequestro preventivo finalizzato alla 'confisca per equivalente'" hanno sottolineato gli inquirenti.

Il contributo di solidarietà non tocca i veri ricchi Lorenzo Dilena

13 agosto 2011
La maggiore imposizione Irpef sui redditi da lavoro superiori a 90mila euro più che un “contributo di solidarietà” ha tutta l’aria di una tassa iniqua. Chi produce viene penalizzato ancora una volta a favore di chi vive di rendita finanziaria o immobiliare. Ma l'iniquità corre anche sull'asse centro-periferia e su quella intergenerazionale. Aumentando l’eta di pensionamento, per tutti e da subito, e con le opportune eccezioni per chi svolge lavori realmente usuranti, si potrebbe ottenere un risparmio di spesa immediato.

 
Della supermanovra appena varata dal governo, che integra quella varata a inizio luglio, due cose colpiscono subito. L’incoererenza, ai limiti della più sfacciata contraddizione con quanto ha sempre professato la maggioranza, e l’iniquità, non solo sociale, ma anche generazionale e territoriale.
Anche a sorvolare su tutte le rassicurazioni che sono state date sulla solidità dell’Italia, colpisce l’incoerenza definitiva con il messaggio su cui Berlusconi ha prosperato dalla sua prima spumeggiante discesa in campo nel 94. Il «meno tasse per tutti» si è trasformato in memorabile stangata fiscale, diretta (il contributo di solidarietà, la tassazione delle rendite finanziarie) e indiretta (i tagli agli enti locali, con via libera al ricorso alle addizionali Irpef). «Io mi ricordo il popolo delle partite Iva, gli imprenditori e quella promessa... Sono irrimediabilmente berlusconiano e continuo ad esserlo mentre Berlusconi si è dimenticato cosa significa»: queste parole, tratte da un ironico e disilluso editoriale di Mario Sechi, direttore de Il Tempo, fotografano bene lo stato d’animo di chi – per tre volte in Italia sono stati maggioranza in Italia – ha creduto in una riforma liberale,  antistatalista, federalista e si è fidato della storica coppia B&B.
Se sull’incoerenza si potrebbe discettare all’infinito – non dimenticando che il mangia-banchieri Giulio Tremonti è stato l’autore di leggine che hanno portato risparmi fiscali miliardari alle banche –, conviene tuttavia concentrarsi sul portato di iniquità che la manovra aggiunge a una situazione già pesantemente compromessa. Anche se al punto in cui l’Italia si trova non si sarebbe dovuti arrivare, una volta che ci siamo finiti dentro bisognerebbe forse porsi qualche domanda in più su cosa significhi che «chi ha di più deve dare di più» o, per usare le parole del Capo dello stato, che «ognuno deve fare la sua parte». 
Come individuare chi ha di più, il "ricco”, ovvero chi ha più capacità contributiva? Ha di più il dirigente che guadagna 100mila euro, con una casa di proprietà, oppure chi incassa 100mila euro come interessi al 2% di 5 milioni di Btp? E più ricco il professionista che si è affermato da solo e guadagna 150mila euro l’anno oppure chi incassa la stessa cifra affittando gli immobili ereditati? Secondo i calcoli della Banca d’Italia, il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45% della ricchezza.
Di fronte a una crisi/opportunità storica quale quella che sta vivendo l’Italia oggi, il governo Berlusconi è invece caduto nel più tipico e classico degli errori che dal 1997 in avanti (abolizione dell’Ilor, poi rimpiazzata dall’Irap) sono stati fatti dai governi di centrosinistra: identificare i ricchi in chi ha redditi elevati da lavoro – redditi già sono tassati con aliquota marginale al 43 per cento. E, all’opposto, garantire imposizione agevolata ai redditi di capitale (interessi, dividendi, plusvalenze) o ai redditi da fabbricati (20% con la cedolare secca). Anche tenendo conto dell’innalzamento della tassazione sulle rendite finanziarie al 20% (ma sui titoli di stato resterà ferma al 12,5%), la maggiore imposizione Irpef sui redditi da lavoro superiore ai 90mila euro (5%, che sale al 10% sopra 150mila) più che un “contributo di solidarietà” ha tutta l’aria di una gabella iniqua. Chi produce viene penalizzato ancora una volta a favore di chi vive di rendita.
L’equivoco su chi sia “chi ha di più” è colossale. E fa poca differenza, a questo punto, se discende dalla pressione delle lobby, da interessi personali o da colpevole ignoranza. Anziché restringere la sperequazione fra chi ricava i suoi redditi dal proprio lavoro (salariato, manager, imprenditore o libero professionista) e chi vive di rendita – già inspiegabile in una Repubblica che si vorrebbe fondata sul lavoro –, le misure straordinarie colpiscono i redditi già tassati con una progressività significativa anziché i redditi da rendita patrimoniale. Un ulteriore tassello a un sistema inaugurato da Vincenzo Visco nel 1997, e che ha già avuto l’effetto di ampliare il divario di ricchezza e di benessere fra italiani. Può essere questa la manovra “equa” che è stata raccomandata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
L’equità non sembra poi viaggiare nemmeno sui binari dell’asse centro-periferia. I tagli ai trasferimenti dallo stato centrale agli enti locali  è di 6 miliardi nel 2012 e 3,5 nel 2013, in direzione opposta al perseguimento di quel federalismo tanto sbandierato dal governo, dal ministro Tremonti e dalla Lega Nord. Basti il commento del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni: «Con i tagli che il governo ci ha proposto oggi possiamo dire ufficialmente che il federalismo fiscale è morto». 
La manovra è iniqua perché continua a privilegiare chi prospera sul bilancio pubblico e vive a carico della collettività. Anziché intervenire sui consumi pubblici intermedi – la spesa per forniture sanitaria, per esempio, ammonta a 80 miliardi ed è salita del 50% in sei anni– si aumentano le tasse. Ed è iniqua, anche perché, mentre si “concede” a Confindustria l’impegno a liberalizzare ulteriormente il mondo del lavoro, non si mette mano alla mole di incentivi/aiuti di ogni genere alle imprese che di quello vivono.
L’iniquità è anche integenerazionale. Su questo punto, il governo Berlusconi era di fronte a un bivio storico: riequilibrare il patto generazionale fra vecchi e giovani. Le misure varate, invece, sono debolissime per non turbare troppo un alleato di governo, il senatore Bossi, emblema di un paese che sta divorando il suo futuro. Dalla difesa del territorio la Lega è passata a quella dei pensionati: «Stai tranquillo Raffaele: faremo la nostra parte. Anche io quando vado in giro incontro tanti lavoratori e pensionati. La loro battaglia è anche la nostra, è una questione che ci sta a cuore», ha detto il senatur  al segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che lo incoraggiava a “non mollare”. Bossi e Bonanni, la nuova coppia B&B della politica italiana, ama così tanto i pensionati che sta facendo di tutto per aumentarne il numero. Con tanti saluti a chi la pensione non ce l’avrà. 
Aumentando l’eta di pensionamento, per tutti e da subito, e con le opportune eccezioni per chi svolge lavori realmente usuranti, si potrebbe ottenere un risparmio di spesa immediato. Invece si è scelto per un innalzamento progressivo a 65 anni per le donne nel settore privato, ma a partire dal 2015; d’altra parte, i disincentivi alle pensioni di anzianità (anticipo al 2012 del requisito di 97 anni come somma dell’età anagrafica e degli anni di contribuzione) sono modesti. 
Una società cresce quando gli anziani piantano alberi sotto la cui ombra non siederanno mai, ha scritto un tale. L’Italia è il paese dove gli alberi non si piantano: si tagliano per fare calduccio a Bossi e ai suoi affezionati elettori in via di pensionamento. Sullo stato d’animo dei giovani adulti italiani basti questo commento, letto ieri sulla Rete: «Ho 30 anni e la mia generazione passerà alla storia come quella che pagherà il grande sperpero dei padri».
http://www.linkiesta.it/il-contributo-di-solidarieta-non-tocca-i-veri-ricchi#ixzz1VUFBQewd
Massimiliano Bianconcini
email
Fonte dell'articolo  
LEGGI Tassare le rendite intervista a Guglielmo Epifani

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